In Forza Italia è tutto un fermento, che molti definiscono “circolo-mania”. L ’impennata di consensi che sta riscontrando all ’interno del partito di Silvio Berlusconi questo nuovo modo di aggregazione politica è dimostrato dal numero dei circoli che stanno fiorendo in tutto il territorio nazionale. Sono in molti a voler affrontare la sfida di riuscire a riprendere il contatto con la base degli elettori. Partono i “circoli delle libertà” di Michela Brambilla, seguono quelli del senatore Marcello Dell ’Utri e i club di Ferdinando Adornato e di Liberal oltre che i circoli di “Libertà e ambiente” del deputato Roberto Tortoli. Ed ora, a pochi giorni dal convegno tenuto il 5 maggio di Firenze, decollano anche i circoli de l ’Opinione capitanati dal senatore azzurro Massimo Baldini. Che, però, esclude che il proprio impegno si collochi in termini di concorrenzialità o alternativa alle iniziative in corso in Forza Italia. Baldini, sgombra il campo dagli equivoci sui tatticismi personalistici, e anticipa subito che “i circoli resteranno fortemente ancorati alla politica della Cdl ma soprattutto di FI e al suo leader Silvio Berlusconi”. Senatore, parliamo del suo impegno personale con i circoli de l ’Opinione. perché adesso? Al di là dell ’urgenza del partito di riprendersi nel medio termine il territorio, c ’è qualche progetto di più ampia portata alla base di quest ’impresa? Innanzitutto è d ’obbligo la premessa che i circoli dovranno rappresentare le istanze laico-riformiste presenti in Forza Italia e poi va detto che la loro funzione sarà quella di intercettare e rappresentare l ’esigenza diffusa della gente di partecipare alla discussione sulle vicende della politica locale ma sui problemi di maggior rilevanza che investono la politica nazionale. In giro c ’è molta voglia di partecipazione e i circoli tenteranno di soddisfarla in quanto strumenti operativi presenti sul territorio. Quanto alla prospettiva futura, occorre partire da una considerazione. Di cosa si tratta? Dell ’ineludibile necessità di comprendere i processi politici nazionali che, proprio in virtù delle battute di arresto e delle criticità interne ai partiti di entrambi gli schieramenti, si presentano molto fluidi. Penso alla nascita del Partito Democratico che, avendo di fatto rotto con il passato e marcando la differenza con la sinistra radicale, non può essere considerato come ex partito comunista e ci spinge ad abbandonare i termini della contrapposizione e ad intercettare possibili punti di convergenza nell ’interesse del nostro paese. Insomma i circoli dovrebbero remare nella direzione di un possibile dialogo con il Pd? Parliamoci fuori dai denti e senza remore, la Cdl deve per forza compiere uno sforzo di comprensione di ciò che siamo stati ieri, di ciò che siamo oggi e di ciò che potremmo essere e fare domani. Anche al suo interno è in atto un processo di scomposizione, l ’Udc è uscito, la Lega sta assumendo posizioni autonome e Fini, al centro di una forte contestazione della base di An, è ancorato a FI che si attesta come il baricentro della politica nazionale. Proprio per questo si deve guardare e puntare ad una quadro politico nuovo, per poter incidere sui processi di cambiamento del paese, anche monitorando ciò che avviene nel Pd. Non è casuale che il vicepresidente del Senato Lamberto Dini sia tornato sull ’esigenza di aprire il Pd al centro. Un chiaro invito a FI, che si attesta al 33% dei consensi elettorali e come forza democratica e popolare indispensabile al governo potrebbe aiutare il Pd ad arrivare al 30%. Baldini come battistrada di nuove, possibili convergenze politiche? Le considero realisticamente l ’unica strada percorribile nell ’interesse del paese. Naturalmente senza che questo significhi voler elidere le altre forze politiche della Cdl. Un ’iniziativa a breve? Entro il mese di giugno ci sarà un convegno dedicato appunto alle ripercussioni della formazione del Pd sul quadro politico nazionale e sul centrodestra. Intervista di Barbara Alessandrini tratta L ’Opinione.it |